Le rinnovabili rovinano il paesaggio

Il racconto del mito

Un mito a volte alimentato anche da associazioni ambientaliste, per lo più riconducibili all’area della conservazione, secondo il quale promuovere una transizione verso le fonti rinnovabili e in particolare proprio eolico e fotovoltaico possa rivelarsi ambientalmente dannosa, in particolare per l’impatto che avrebbe sul paesaggio, sia in termini di occupazione di suolo sia di alterazione dei panorami.

Il perché è falso

La necessità di promuovere le fonti rinnovabili nasce proprio da un obiettivo di tutela ambientale e in particolare dalla necessità di fermare il cambiamento climatico, la più grave crisi ecologica di questi tempi. In realtà anche immaginando di produrre tutta l’elettricità che ci servirà da qui ai prossimi 20-30 anni con eolico e fotovoltaico, la superficie di cui avremmo bisogno sarebbe molto meno dell’1% del territorio nazionale e in gran parte potrebbe essere assorbita dal 7% della superficie che già oggi è coperta da edifici, trade e altre infrastrutture.

Cosa si nasconde dietro questo falso mito

L’interpretazione sbagliata di tutela ambientale come salvaguardia integrale del paesaggio. Non a caso oggi in Italia sono proprio le Soprintendenze a rappresentare il primo ostacolo al rilascio delle autorizzazioni per impianti alimentati da fonti rinnovabili. Mentre come detto queste ultime servono esattamente a ridurre la nostra pressione sull’ambiente e il rischio di una catastrofe climatica.

PER APPROFONDIRE

Qualsiasi tecnologia, incluse quelle utilizzate per la generazione elettrica, ha impatti diversi sull’ambiente, ad esempio in termini di occupazione di suolo, consumo di materie prime, consumo di energia ed emissioni di inquinanti di varia natura, etc. L’obiettivo perseguito dalle politiche ambientali è quello di ridurre quanto più possibile tali impatti e, a parità di prodotto o servizio reso, scegliere le tecnologie con il bilancio migliore. Nel caso della generazione elettrica, le europee e gli accordi internazionali hanno da tempo individuato nelle rinnovabili le tecnologie a cui dare la massima priorità, proprio perché presentano impatti ambientali molto inferiori a quelli della generazione fossile, a cominciare dalle emissioni di gas serra. Quindi, quando parliamo di fonti rinnovabili, a cominciare da eolico e fotovoltaico, da un lato dobbiamo sapere che hanno anch’esse impatti sull’ambiente di diversa natura, ma dall’altro tenere bene a mente che dal punto di vista ambientale rappresentano al momento la migliore soluzione che abbiamo per produrre elettricità. Non esistono tecnologie che non hanno impatto sul paesaggio e sull’ambiente, e anche le rinnovabili non sono esenti da questa condizione. Ma anche la crisi climatica sta avendo un impatto sul nostro paesaggio, e anzi viene considerata dalla comunità scientifica la più grande minaccia per l’ambiente e per i nostri sistemi socioeconomici, come conferma anche il Global Risks Report prodotto ogni anno dal World Economic Forum.

Fonti

Gli impatti della crisi climatica, sia quelli continuativi come aumento delle temperature e innalzamento del mare, che quelli violenti e improvvisi, come gli uragani e le alluvioni, sono già realtà e stanno già modificando il nostro paesaggio. La comunità scientifica è unanime nel considerare questi impatti, ad oggi, la principale minaccia per l’ambiente e il paesaggio, oltre che, soprattutto, per la nostra società. Questo è particolarmente evidente per l’Italia, che si trova al centro del bacino del Mediterraneo, uno degli hot-spot climatici mondiali, e si conferma ancora nel 2024 un Paese particolarmente esposto ai rischi del riscaldamento globale. Sono stati 3.631 gli eventi estremi censiti in Italia nel 2024, di cui oltre 1.600 episodi di piogge intense, mille raffiche di vento, quasi 700 grandinate e oltre 300 tornado: il valore più alto mai registrato e più che triplicato dal 2018. Aumento della temperatura e intensità e frequenza degli eventi estremi sono strettamente correlate, non a caso, il 2024 ha fatto segnare anche un nuovo record di temperatura, cresciuta secondo Ispra di oltre 1,5 °C rispetto alla media 1991-2020, contro una media mondiale di circa +0,65 °C.

Fonti

Uno degli impatti sul paesaggio di cui dobbiamo tenere conto quando parliamo di rinnovabili riguarda l’occupazione del suolo, e dunque primariamente della superficie occupata dagli impianti fotovoltaici collocati a terra. Questi impatti sono da monitorare sia a fini di tutela dell’ambiente che di possibile competizione con altri usi del suolo, come quello agricolo. È importante in questo senso sapere che secondo gli ultimi dati del GSE, nel 2024, abbiamo superato in Italia 1,8 milioni di impianti fotovoltaici e raggiunto una potenza installata di 37 GW. Di tutti questi impianti, più di due terzi (pari a 25 GW) sono ubicati non a terra, ma su superfici già edificate come case, edifici industriali, tetti, etc. Ad oggi solo il 30% degli impianti fotovoltaici si trova a terra ed occupa, quindi, una superficie ad esso dedicata.

Oggi, quindi, la maggior parte degli impianti fotovoltaici in Italia si trova su superfici già edificate e non occupa alcun suolo aggiuntivo. Questi numeri sono frutto di una tendenza ormai consolidata da oltre un decennio: se fino al 2011, infatti, gli impianti fotovoltaici in Italia si trovavano circa per metà a terra e per metà non a terra, dal 2012 l’85% di tutte le installazioni di nuovi impianti sono state realizzate su edifici e tetti e solo il 15% a terra. Anche il 2024 conferma questa tendenza in modo deciso, anche se il dato degli ultimi due anni è stato condizionato dal Superbonus. Dal 2024, complici alcune misure di semplificazione e di incentivazione introdotte dal Governo, la crescita del fotovoltaico a terra ha registrato una nuova ripresa, anche se comunque i nuovi impianti installati sui tetti sono stati quasi il doppio in termini di potenza.

Fonti

La generazione distribuita di piccola taglia, se paragonata alle grandi centrali termoelettriche tradizionali, occupa certamente più spazio e su questo vengono spesso sollevati da diverse parti dubbi e allarmi. Tuttavia, l’impatto è molto inferiore a quanto forse si potrebbe pensare. La proposta di Elettricità Futura, l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese del settore della generazione elettrica in Italia, prevede di realizzare entro il 2030 85 mila MW di nuove rinnovabili, principalmente di fotovoltaico ed eolico, ed è compatibile con l’obiettivo della riduzione delle emissioni di gas serra del 55% a quella data. Secondo l’associazione confindustriale questo vorrebbe dire occupare circa 90 mila ettari, pari allo 0,3% della superficie nazionale. Guardando più nel lungo termine, all’obiettivo della neutralità climatica, secondo l’analisi di Italy for Climate bisognerebbe circa raddoppiare la produzione nazionale di elettricità al 2045 (anno del raggiungimento della neutralità climatica), arrivando ad almeno il 95% di fonti rinnovabili, che nella peggiore delle ipotesi vorrebbe dire passare da 90 a circa 200 mila ettari di nuovo suolo occupato, equivalente allo 0,7% del territorio nazionale, più o meno la superficie della Provincia di Teramo. La superficie occupata in Italia da edifici, strade, infrastrutture, etc. secondo i dati di Ispra è pari a circa il 7% del territorio nazionale, superficie che peraltro potrebbe ospitare gran parte dei nuovi impianti di cui abbiamo bisogno.

Fonti

Qual è lo stato delle rinnovabili in Italia?

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