Le rinnovabili sono e rimarranno marginali

Il racconto del mito

Secondo questo mito, le fonti rinnovabili sarebbero una tecnologia di nicchia, destinata a rimanere marginale nel mondo della generazione elettrica, in cui invece i grandi numeri li fanno e continueranno a farli carbone e gas e, forse, un domani il nucleare. Con le rinnovabili si produce ancora oggi meno del 30% dell’energia elettrica mondiale, men tre la parte rimanente è tutta prodotta da carbone, gas, petrolio e nucleare. Inoltre, secondo questa credenza, la crescita delle rinnovabili sarebbe ancora molto stentata e incapace di cambiare radicalmente la situazione.

Il perché è falso

Le rinnovabili sono le uniche fonti a crescere e negli ultimi dieci anni sono passate da meno del 20% della produzione elettrica mondiale a quasi il 30%, e la loro crescita è esponenziale. Negli ultimissimi anni più dell’80% della nuova potenza installata per produrre elettricità era rinnovabile e circa il 70% degli investimenti mondiali nella produzione di elettricità è andato alle fonti rinnovabili. E questi numeri migliorano ogni anno che passa.

Cosa vogliano dire questi dati

Per comprendere qual è realmente il ruolo delle rinnovabili nel mondo dell’energia oggi, dobbiamo passare dalla fotografia al film, concentrandoci proprio sulle ultime scene, quelle più recenti. Le analisi e i dati disponibili ci dicono che proprio le rinnovabili sono oggi di gran lunga la tecnologia più affermata per realizzare nuovi impianti di generazione elettrica, attraendo in tutto il mondo la gran parte degli investimenti in questo settore e rubando inesorabilmente spazio nel mix energetico alle fonti fossili e al nucleare.

PER APPROFONDIRE

A differenza dei combustibili fossili o delle biomasse (ossia la legna che per millenni è stata la principale fonte energetica utilizzata dall’uomo), l’energia elettrica non è direttamente disponibile in natura ma richiede, per essere prodotta, l’utilizzo di altre forme di energia. Queste possono esser sia rinnovabili, come l’energia sprigionata dalla combustione delle biomasse o quella che deriva dal calore della terra, dai salti d’acqua o dal sole e dal vento, sia non rinnovabili, quindi carbone, gas, petrolio e combustibile nucleare. Ora in un sistema di generazione elettrica possono convivere diverse tecnologie e la distribuzione tra queste prende il nome, appunto, di mix energetico. Il mix energetico ci dice che percentuale di tutti i chilowattora (kWh) prodotti all’interno di un Paese (ma lo stesso si può fare per una Regione, ad esempio, o per il mondo intero) deriva ad esempio dal carbone o quanta dal fotovoltaico.

Il mix della generazione elettrica varia notevolmente da Paese a Paese, a seconda della storia del comparto, delle scelte industriali, della disponibilità o meno a scala domestica di questa o quella fonte, etc. Puoi divertirti a navigare la cartina a fianco e scoprire queste differenze. Ad esempio scoprendo Paesi come il Sud Africa o l’India in cui l’80% e più dell’energia elettrica è prodotto con i combustibili fossili. Oppure ricercando le esperienze più originali, come la Francia in cui quasi il 70% dell’energia elettrica proviene dal nucleare, caso unico al mondo. Per arrivare poi a Paesi come il Brasile in cui quasi l’80% dell’energia elettrica viene prodotta con fonti rinnovabili, o come la Norvegia che già oggi trae da queste fonti tutta l’energia elettrica di cui ha bisogno.

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Nel 2021 nel mondo è stata prodotta la cifra record di oltre 28 mila TWh di energia elettrica (1 terawattora equivale a un miliardo di kWh). Circa il 36% di questa elettricità è stata prodotta con il carbone, il 28% dall’insieme delle diverse fonti rinnovabili, poi il gas al 23%, nucleare appena sotto al 10% e prodotti petroliferi al 3%. Quindi poco meno dei due terzi dell’energia elettrica prodotta nel mondo viene prodotta ancora oggi con i combustibili fossili, ma approfondiamo di seguito questo aspetto.

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Nel 2021 nel mondo si produce il 62% di energia elettrica da combustibili fossili. Sarà un caso, ma è esattamente lo stesso valore del 1985 e solo poco più basso del picco storico raggiunto circa un decennio fa, pari al 67%. Mentre il contributo del carbone alla generazione elettrica è rimasto pressoché costante negli anni tra il 35 e il 40%, si è assistito a una progressiva sostituzione dei prodotti petroliferi con il gas, meno inquinante e più efficiente, con i primi che hanno perso dal 1985 a oggi circa 9 punti percentuali e il secondo che ne ha guadagnati altrettanti.

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Del nucleare per la generazione elettrica (il c.d. nucleare civile) negli ultimi tempi si sente spesso parlare anche in Italia, dove questa tecnologia è stata di fatto abbandonata da più di trent’anni. Alcuni anni fa fu anche coniato il termine di rinascimento nucleare per indicare una nuova fase di crescita della generazione elettrica con questa tecnologia. In realtà guardando ai trend degli ultimi decenni e, in particolare, degli ultimi vent’anni la quota di elettricità prodotta nel mondo con questa tecnologia è andata man mano diminuendo e nel 2021 per la prima volta nella storia recente scende sotto la soglia del 10%. Le ragioni di questa riduzione progressiva del peso del nucleare nel mix elettrico mondiale non deriva da un calo della produzione, che è praticamente la stessa di vent’anni fa, quanto al fatto che contemporaneamente sono cresciuti notevolmente i consumi, rendendo questa tecnologia sempre più marginale.

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Negli ultimi dieci anni le uniche fonti energetiche ad aumentare il proprio peso nel mix energetico nazionale sono state proprio le rinnovabili, che sono passate dal produrre meno del 20% dell’energia elettrica mondiale a quasi il 30% di oggi. Questa performance si deve in gran parte alla crescita di eolico e fotovoltaico, che proprio nel 2021 insieme per la prima volta hanno superato quota 10%, compiendo anche il simbolico sorpasso alla generazione da nucleare. Allo stesso tempo si osserva anche come l’idroelettrico, storicamente la fonte rinnovabile per eccellenza nel settore della generazione elettrica, abbia perso un po’ di smalto e negli ultimi vent’anni si sia stabilizzata poco sopra il 15%.

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Da oramai circa un decennio, la potenza dei nuovi impianti di generazione elettrica alimentati da rinnovabili realizzati in un anno supera quella dei nuovi impianti alimentati da combustibili fossili. In vent’anni il rapporto di forze tra nuovi impianti rinnovabili e fossili si è perfettamente ribaltato. Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale per le Fonti Rinnovabili, nel 2020 nel mondo sono state realizzate circa 310 GW (gigawatt, ossia milioni di kWh) di impianti di generazione elettrica, di cui circa l’80% è costituito da impianti rinnovabili, in larghissima parte da eolico (110 GW) e fotovoltaico (poco meno di 130 GW). Dal 2010 al 2020 la nuova potenza installata di centrali alimentati da combustibili fossili e nucleare è passata da 140 GW/anno a meno di 50 e, nello stesso lasso di tempo, le rinnovabili sono passate da meno di 90 GW/anno a quasi 270 GW.

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Un altro dato significativo riguarda gli investimenti connessi con la realizzazione di questi impianti. Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, nel 2021 nel mondo gli investimenti complessivi in nuovi impianti di produzione elettrica sono stati pari a 530 miliardi di dollari. Di questi quasi 370 (il 70% del totale) sono andati alle fonti rinnovabili, mentre poco più di 150 miliardi di dollari hanno finanziato impianti alimentati da fossili e nucleare.

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A parità di potenza installata, la capacità di produrre più o meno energia elettrica dipende da quante ore riusciamo a sfruttare questa potenza. Per gli impianti termoelettrici alimentati da fossili questo dipende quasi unicamente (al netto di fermi, manutenzioni, domanda di rete) da quanto combustibile ci metto dentro, e a pieno regime possono arrivare a produrre per 8.000 ore l’anno. Gli impianti alimentati da fonti rinnovabili, non tutti ma certamente eolico e fotovoltaico che abbiamo visto rappresentano insieme quasi il 90% della nuova potenza da rinnovabili installata in un anno, invece lavorano in funzione della disponibilità di sole e vento: diciamo in media 2.000-2.500 ore i nuovi impianti eolici e 1.000-1.500 i nuovi fotovoltaici (la forchetta molto ampia e dipende dalle caratteristiche del sito dove è ubicato l’impianto oltre che dalla tecnologia utilizzata). Adesso possiamo leggere in modo più articolato il dato sulla nuova potenza installata, ragionando in termini di “producibilità”, ossia di quanta energia elettrica posso produrre grazie alla nuova potenza installata ogni anno (basta moltiplicare i kW installati per le ore lavorate ottenendo appunto kilowattora, o kWh). In questo modo il vantaggio acquisito nel tempo rinnovabili si riduce ovviamente moltissimo, ma rimane il dato che negli ultimissimi anni hanno acquisito un vantaggio sugli impianti alimentati da fossili anche in termini di producibilità.

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Nel 2021 in Italia sono stati prodotti quasi 290 miliardi di kWh. Circa il 60% deriva da impianti termoelettrici alimentati con combustibili fossili, essenzialmente gas (per l’84% mentre il carbone fa il 10% e i petroliferi il resto). Le fonti rinnovabili hanno prodotto la parte rimanente, in primo luogo grazie all’idroelettrico (che però negli ultimi anni ha subito un calo notevole, anche a causa del cambiamento climatico in corso) seguito dal fotovoltaico, dall’eolico e dalle biomasse, con la produzione geotermoelettrica a chiudere questo gruppo.

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Se allarghiamo lo sguardo vedremo come nel corso dei decenni le tecnologie e le fonti per la generazione dell’energia elettrica in Italia sono cambiate profondamente e in alcuni casi anche molto velocemente. Così, la prima fase di industrializzazione del secolo scorso in Italia è stata trainata essenzialmente dalle rinnovabili e, in particolare, dall’idroelettrico che, negli anni a cavallo tra le Grandi Guerre e nella prima fase del dopoguerra, ha prodotto oltre il 90% dell’energia elettrica nazionale. Poi, in appena un decennio a cavallo degli anni ’60, la situazione si ribalta completamente, con la generazione elettrica nazionale passata da un sistema quasi unicamente basato sulle fonti rinnovabili a uno basato sui combustibili fossili. Questo trend prosegue consolidandosi fino alla fine del secolo scorso, per poi tornare ad invertirsi. Così in un ventennio circa la quota di elettricità da rinnovabili in Italia è tornata a crescere, passando da circa il 20% al 40% attuale.

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