Le rinnovabili ci fanno restare al buio

Il racconto del mito

Dice il mito che un sistema di generazione elettrica basato principalmente sulle fonti rinnovabili sia incapace di soddisfare il fabbisogno di energia elettrica di un Paese esponendo al rischio di rimanere senza elettricità nel momento del bisogno. Questo essenzialmente a causa del carattere di “non programmabilità” che caratterizza alcune di queste tecnologie: in altri termini, il sole non splende e il vento non soffia necessariamente quando abbiamo bisogno di energia.

Il perché è falso

Diversi Paesi già oggi riescono a produrre tutta o quasi l’energia elettrica di cui hanno bisogno da fonti rinnovabili, anche se nessuno lo fa unicamente con eolico e fotovoltaico, bensì sfruttando anche altre fonti rinnovabili programmabili a cominciare dall’idroelettrico. Molti studi dimostrano oramai come sia possibile avvicinarsi al 100% di elettricità da rinnovabili con quote rilevanti di fonti non programmabili. Intanto cresce il numero di Paesi che si sono dati questo obiettivo da qui ai prossimi anni.

Cosa si nasconde dietro questo falso mito

Diversi elementi nutrono questo falso mito. Da un lato c’è la diffidenza verso una soluzione che si considera troppo nuova e di cui forse non si sa abbastanza. Dall’altro, un certo fascino per le tecnologie tradizionali e “di peso”, con l’idea che pannelli fotovoltaici, magari di piccola taglia e distribuiti, e pale eoliche non possano tecnicamente essere le colonne portanti di un sistema di generazione elettrica di un grande Paese, diversamente dai grandi impianti fossili o nucleari.

PER APPROFONDIRE

Esistono già oggi diversi Paesi nel mondo che riescono a produrre tutta o quasi l’energia elettrica tramite fonti rinnovabili. Da noi in Europa l’Islanda e la Norvegia sono praticamente 100% rinnovabili, ma anche in Danimarca arrivano al 65% senza la presenza di idroelettrico e con l’eolico come prima fonte energetica nazionale. Nel continente americano il Paraguai è 100% rinnovabile, il Costa Rica è arrivato a produrre circa il 98% della propria elettricità da fonti rinnovabili, la Groenlandia a nord, ma anche il Brasile e il Canada, due grandi Stati del continente, sono attorno al 70-75% di elettricità verde. Ma anche nel continente africano vi sono diversi casi di Paesi autonomi nella generazione elettrica grazie alle rinnovabili, come nel caso della Repubblica Democratica del Congo, della Namibia, dell’Etiopia o della Repubblica Centrale Africana.

Per poter centrare l’obiettivo della neutralità climatica entro la metà del secolo in corso è necessario che il sistema della generazione elettrica sia a zero emissioni con un certo anticipo: secondo la Roadmap mondiale per la neutralità proposta dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, dovremmo arrivare già al 2035 a produrre tutta l’elettricità che ci serve a zero emissioni. Diversi Paesi si stanno, quindi, adeguando a questo indirizzo. Con l’aggiornamento dei propri impegni nell’ambito dell’Accordo di Parigi, quattro Paesi dell’Unione europea – Portogallo, Austria, Danimarca e Olanda – entro il 2030 arriveranno a produrre praticamente tutta l’elettricità di cui hanno bisogno da fonti rinnovabili. La Germania ha recentemente rivisto i propri obiettivi climatici ed energetici e fissato nuovi target per la generazione elettrica con l’80% di rinnovabili al 2030 e quasi il 100% nel 2035. Ma al di fuori dall’Unione Europea ad esempio anche USA, Canada e Regno Unito hanno fissato il 2035 come data per raggiungere la decarbonizzazione del comparto di generazione elettrica.

Un sistema di generazione elettrica ad alta penetrazione di eolico e fotovoltaico, per funzionare bene e garantire il soddisfacimento della domanda, richiede ovviamente modelli di gestione e architetture diversi rispetto ai sistemi tradizionali, basati su pochi grossi impianti di generazione “dispacciabili”, ossia che producono in funzione della domanda. Tuttavia le analisi e gli studi più recenti mostrano come tale sistema sia assolutamente realizzabile, come dimostra peraltro anche il fatto che diversi Paesi stanno andando velocemente in questa direzione. In primo luogo va chiarito il fatto che la non programmabilità di alcune fonti non vuol dire per il gestore della rete volare alla cieca, in quanto anche eolico e fotovoltaico sono in realtà “prevedibili” ed è possibile quindi pianificare adeguatamente l’offerta senza rischiare di lasciare al buio nessuno. Inoltre, come si vede nel grafico, eolico e fotovoltaico hanno curve di produzione che in gran parte si compensano a vicenda, anche per questo è importante puntare a un mix 100% rinnovabile ma più bilanciato possibile, in cui abbiano un ruolo importante anche le c.d. rinnovabili tradizionali – idroelettrico, geotermoelettrico, impianti alimentati con biomasse – che sono in realtà perfettamente programmabili come gli impianti fossili. Oltre al mix, in un sistema 100% rinnovabile svolgeranno un ruolo centrale anche l’integrazione delle reti (collegando ad esempio a scala europea più impianti possibile è più facile gestire la domanda), lo sviluppo di sistemi di accumulo (di cui le classiche batterei elettrochimiche sono solo una possibile componente, ma esistono già altre soluzioni, come gli impianti di pompaggio idrico, mentre altre più innovative si stanno sviluppando) e la gestione intelligente della domanda (ad esempio, anche grazie allo sviluppo dell’IT, programmare automaticamente gli elettrodomestici a lavorare durante le ore di massima produzione del proprio impianto fotovoltaico).

Una volta gestiti i problemi connessi alla non programmabilità di alcune fonti, un sistema di generazione elettrica rinnovabile presenta diverse caratteristiche che lo rendono potenzialmente più sicuro rispetto a sistemi tradizionali, dall’elevato numero di impianti (già oggi sul territorio nazionale sono presenti oltre un milione di impianti alimentati con fonti rinnovabili, molti dei quali di piccola taglia), alla relativa semplicità delle tecnologie utilizzate, al fatto di essere estremamente diffusi sul territorio e spesso direttamente collegati alle utenze finali, come nel caso di impianti domestici. Ma il principale elemento a favore della sicurezza, come ci dimostrano anche gli eventi più recenti connessi alla crisi energetica ancora in corso, è probabilmente proprio quello di non dipendere da un flusso continuo di importazione di combustibili e, al contrario, sfruttare risorse non solo pulite e in grado di contrastare il cambiamento climatico (altro fattore di rischio affatto trascurabile!) ma disponibili nelle quantità necessarie e in modo accessibile a tutti all’interno del territorio nazionale. Ma i sistemi di generazione tradizionali, oltre ai rischi connessi all’approvvigionamento di combustibili o a possibili incidenti (che viste le taglie in gioco possono avere impatti ovviamente significativi), possono esporre anche ad altri rischi meno attesi. Come ad esempio nel caso del nucleare francese che, nel pieno del conflitto bellico in Europa, a causa di un mix di fattori (come guasti, fermo attività per manutenzione, etc.) tra cui una imprevista siccità che ha impedito l’adeguato raffreddamento di alcuni reattori (fattore critico in questo tipo di impianti e presumibilmente destinato a peggiorare con l’aumento delle temperature), tra gennaio e ottobre 2022, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ha perso circa il 24% della produzione, pari a 70 miliardi di kWh.

Qual’è lo stato delle rinnovabili in Italia?

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